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quarta-feira, 25 de maio de 2011

Papa Bento XVI recebe tiara de Católicos e Ortodoxos na audiência de hoje



At today's weekly general audience the Holy Father received a new tiara made for him and presented by Catholic and Orthodox Christians.

The tiara was commissioned by Dieter Philippi (http://www.dieter-philippi.de/), a German Catholic businessman who has a great devotion to the papacy as well as to the call to Christian unity.

The tiara was created in Sofia, Bulgaria by Orthodox Christians of the Liturgix studio (http://www.liturgix.com/).

Today a small delegation of Roman Catholics and Bulgarian Orthodox on pilgrimage in Rome had the honor to present the tiara to the Holy Father in the name of Christian unity.

Congratulations to Dieter and to all German Catholics and Bulgarian Orthodox involved with this wonderful project.

Ut Unum Sint!

(Images from l'Osservatore Romano).

Fonte: Orbis Catholicus Secundus

Resta saber se ele irá usá-la.

La tiara de Benedicto XVI


A muchos casi les da un infarto cuando vieron la tiara en el escudo de armas de Benedicto XVI (ver aquí y aquí), al punto que el desmentidor portavoz vaticano salió rápidamente a tranquilizarlos afirmando que nunca jamás ese escudo de armas volvería a aparecer, ¡imagínense lo que sucedería si alguna vez el Papa usa tiara!

Encargada por el empresario alemán Dieter Philippi, confeccionada por la firma Liturgix, fue obsequiada a Benedicto XVI al final de la audiencia general del pasado Miércoles, May-25-2011. Imágenes provistas por el propio Dieter Philippi en su sitio de internet.












Fonte: Secretum Meum Mihi

A história e a esperança... só esperança...

Così torna a splendere la gloriosa Tradizione della Chiesa Cattolica

Accipe thiaram tribus coronis ornatam…

di Gianluca Barile

“Accipe thiaram tribus coronis ornatam, et scias te esse Patrem Principum et Regum, Rectorem Orbis, in terra Vicarium Salvatoris Nostri Jesu Christi, cui est honor et gloria in sæcula sæculorum”. (“Ricevi la tiara ornata di tre corone, e sappi che tu sei il Padre dei Principi e dei Re, il Rettore del Mondo e il Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo sulla terra, a cui solo è dovuto onore e gloria nei secoli dei secoli”). Era questa la formula che precedeva l’incoronazione del Papa con la Tiara (conosciuta anche come Triregno) fino al 1963. L’ultimo Pontefice ad indossare questo glorioso copricapo extraliturgico, infatti, fu Paolo VI, che poi ebbe l’idea di metterlo in vendita (fu acquistato dal Cardinale Francis Joseph Spellman, Arcivescovo di New York) per finanziare alcune missioni in Africa, facendolo così cadere praticamente in disuso. In molti si sono quindi strofinati gli occhi di piacevole meraviglia, provando una gioia infinita, quando, al termine dell’Udienza Generale di Mercoledì 25 Maggio 2011, Benedetto XVI ha ricevuto in dono, da un gruppo misto di cattolici e ortodossi fieramente legati alla Tradizione, una Tiara magari non eccellente sotto il profilo della fattura, ma dall’alto – altissimo – valore simbolico. Non siamo, e non possiamo essere, gli interpreti del pensiero del Santo Padre, ma ci piace immaginare che la sua decisione di accettare tale significativo omaggio, rientri nell’ermeneutica della continuità da egli praticata ed auspicata, rispetto al Concilio Vaticano II, sin dalla sua elevazione alla Cattedra di Pietro. Non solo con il Motu Proprio ‘Summorum Pontificum’, ma anche con l’esempio silenzioso eppure chiarissimo delle Liturgie papali, curate in maniera davvero celestiale ed impeccabile da Monsignor Guido Marini, abbiamo avuto modo di constatare come Benedetto XVI tenga in modo particolare a non far uscire la Chiesa dall’alveo della sua gloriosa e luminosa Tradizione Liturgica e Dottrinale. Le stravaganze al limite del folklore cui abbiamo assistito attoniti nel corso del precedente pontificato (certamente non per colpa di Giovanni Paolo II ma di chi era preposto alla cura delle Cerimonie Liturgiche), con l’attuale Papa sono state sostituite da un’impostazione più accurata delle funzioni, dall’uso di paramenti sacri più vicini alla tradizione romana, dall’abbandono della discutibile pratica di comunicare i fedeli nel palmo della mano, dal ripristino di amministrare la Comunione in ginocchio e sulla lingua. Negli ultimi mesi, inoltre, non è solo il Santo Padre che comunica in questo modo, ma vi si attengono tutti i sacerdoti che distribuiscono la Comunione ai fedeli nel corso delle Messe papali. Le celebrazioni nella Cappella Sistina, poi, si svolgono addirittura all’antico altare, senza ricorrere ad una mensa posticcia che, pur vietata dalle norme liturgiche, era stata adottata persino nel cuore della Cristianità. Assieme a tutto questo, la valorizzazione del latino e del canto gregoriano ha fatto riscoprire una dimensione del sacro che un cinquantennio di abusi e di innovazioni aveva fatto dimenticare ai più. Ma torniamo alla Tiara. Prima di Benedetto, anche Giovanni Paolo II aveva ricevuto nel 1981, da una delegazione di fedeli ungheresi, un Triregno, ma non l’ebbe mai a utilizzare, così come aveva deciso già dalla sua elezione. Sia chiaro: l’uso della Tiara non era stato abolito da Papa Montini, tanto che la Costituzione Apostolica Romano Pontifici Eligendo emanata dallo stesso Paolo VI nel 1975 prevedeva ancora il ricorso all’incoronazione durante le cerimonie per l’elezione del successore di Pietro, recitando che “il Pontefice sarà incoronato dal Cardinale Protodiacono e, entro un tempo conveniente, prenderà possesso della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, secondo il rito prescritto”. Fu Giovanni Paolo I, nel 1978, a rifiutarsi di ricevere l’incoronazione, sostituendola con una più sobria Messa di solenne inizio del Ministero Petrino, pur non sopprimendo mai ufficialmente l’impiego della Tiara, che semplicemente non divenne più obbligatoria. Dopo la morte improvvisa di Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, nella sua omelia d’insediamento, entrò nei dettagli e affermò: “L’ultimo incoronato è stato Papa Paolo VI nel 1963, il quale, però, dopo il solenne rito di incoronazione, non ha mai più usato il Triregno lasciando ai suoi Successori la libertà di decidere al riguardo. Il Papa Giovanni Paolo I, il cui ricordo è così vivo nei nostri cuori, non ha voluto il Triregno e oggi non lo vuole il suo Successore. Non è il tempo, infatti, di tornare ad un rito e a quello che, forse ingiustamente, è stato considerato come simbolo del potere temporale dei Papi. Il nostro tempo ci invita, ci spinge, ci obbliga a guardare il Signore e ad immergere in una umile e devota meditazione del mistero della suprema potestà dello stesso Cristo”. Tuttavia, neanche Giovanni Paolo II, come i suoi due ultimi predecessori, abolì la Tiara. Da Benedetto XII a Paolo VI, il principale utilizzo della Tiara papale circondata da tre corone, era connesso alla cerimonia di incoronazione, che si teneva nella Basilica di San Pietro dopo il Conclave e prima dell’intronizzazione nella Basilica di San Giovanni in Laterano. L’apice della cerimonia era contrassegnato dall’imposizione del Triregno sul capo del nuovo Pontefice mentre uno stoppino veniva bruciato davanti ai suoi occhi recitando la formula “sic transit gloria mundi” (“così passa la gloria terrena”). E’ vero, si tratta ormai di storia. Ma senza passato, non può esserci futuro. Il Papa lo sa bene, benissimo, ed è per questo che si sta spendendo senza lesinare energie perché la Tradizione della Chiesa non divenga solo un mero ricordo ma torni ad essere, come merita, un elemento sempre più attuale e vitale per il cattolicesimo.

Fonte: Tu es Petrus

domingo, 24 de outubro de 2010

A Tiara retornaria sobre a cabeça de Bento XVI?

Após comentários do site Golias, a Associação Cultural Monfort se debruçou sobre o tema. Mas cabe algumas questões: o Papa usaria a Tiara sem antes ter sido coroado? ou será que o foi dentro dos muros do Vaticano? Tudo isso seria viagem demais? Os textos citados abaixo não fazem menção a esta problemática, fala de indicações para o colégio de cardeais e sobre o possível uso da Tiara neste Natal:

A batina de cem botões e a tiara
Ivone Fedeli
Publicamos hoje duas traduções de notícias do site ultraprogressita golias.fr; e fazêmo-lo com grande prazer. Porque, embora Golias tenha uma perspectiva que é o avesso da professada por nós, concordamos fundamentalmente com tudo o que essas notícias afirmam, bastando apenas notar que nos alegramos com o que os entristece e nos entristecemos com o que os alegra. Situação análoga à do famoso prelado que, surdo e incapaz de ouvir os discursos dos bispos durante as discussões sobre a infalibilidade papal no Concílio Vaticano I, ficava atento ao esquerdista Cardeal Dupanloup e sabia sempre escolher a sua posição: opunha-se, quando Dupanloup apoiava e aplaudia quando Dupanloup protestava...
O primeiro texto refere-se à nomeação do Cardeal Piacenza para o Congregação do Clero e o segundo à auspiciosa volta da tiara às armas papais e, em breve, à augusta cabeça do Soberano Pontífice. Dois temas que, de si, não são conexos, mas que, contudo são aspectos de uma mesma transformação que, sob o comando do Santo Padre Bento XVI, gloriosamente reinante, vai suave, mas inexoravelmente, ocorrendo na Igreja.
A batina – de que Golias afirma que D. Piacenza é um grande adepto – e a tiara, que faz ulular de raiva aquele site, são dois símbolos de uma mesma mentalidade, de um mesmo modo de ver a Igreja.
Uma mentalidade que enxerga no padre o ministro de Deus, dedicado às coisas do alto e a conduzir às coisas do alto o rebanho do Senhor. Alguém que está no mundo, mas não é do mundo e que manifesta pela batina esse seu alheamento do mundano e essa sua consagração absoluta ao serviço de Deus, através do serviço das almas.
Uma mentalidade que vê no Papa o Vigário de Cristo e, como tal, com direito a usar a tiara -- também chamada de Regnum -- coroa tríplice que indica a unidade da Igreja e a suprema suserania do Papa sobre toda a Cristandade, como Soberano Universal da Igreja Una, Soberano dos Estados Pontifícios, e Bispo de Roma. (Ver sobre isso nesta carta).
Portanto, uma mentalidade oposta à adaptação da Igreja ao mundo, propugnada pelo Vaticano II, e à "maciça auto-secularização" da Igreja – na expressão do Cardeal Schönbrum, ocorrida durante os quarenta anos que se seguiram ao Concílio. (Ver notícia sobre isso).
Duas notícias, portanto, que designam dois elos da robusta corrente de reconstruções e restaurações que o Santo Padre vai encadeando para prender, com cada vez maior solidez, a
Santa Barca de Pedro às colunas de suas tradições doutrinárias e espirituais. Daí a fúria dos neomodernistas. Daí a alegria da Montfort.
Ivone Fedeli
São Paulo, 19/10/2010
Outubro 13, 2010 http://www.golias.fr/spip.php?article4528
Papa Bento XVI nomeia um ultraconservador para o comando da Congregação para o Clero

O nome do sucessor do cardeal Claudio Hummes como Prefeito da Congregação para o Clero acaba de ser revelado. Trata-se do secretário do mesmo dicastério, o arcebispo Mauro Piacenza, um italiano 66 anos que se declara filho espiritual do Cardeal Giuseppe Siri, arcebispo de Gênova por mais de quarenta anos, que o ordenou padre.
Intelectualmente brilhante, Piacenza é também ultraconservador. Obviamente, essa escolha não é fortuita. Trata-se de uma recompensa outorgada àquele que foi a locomotiva do ano sacerdotal encerrado em junho. Mas, além disso, o bispo de Piacenza encarna uma visão arquitradicional do padre. Um detalhe, mas que diz muito, é seu apego incansável ao traje eclesiático. Os padres deveriam voltar a ser vivamente encorajados a usá-lo, de preferência a batina com cem botões. Na falta dela, o estrito colarinho romano. A única coisa boa sobre esta desastrosa escolha profundamente tradicionalista - que volta definitivamente as costas não apenas à idéia de reforma do ministério sacerdotal, mas também ao espírito do Concílio Vaticano II e à intuição de outros modos de exercício do ministério sacerdotal, como o dos padres operários – é que Piacenza desconfia como de uma praga do Opus Dei e dos neoconservadores. É um tomista afastado de um misticismo vaporoso.

Esta escolha é, certamente, uma ducha fria para seu antecessor no cargo, o brasileiro Claudio Hummes, antigo arcebispo de Fortaleza e de São Paulo. Um franciscano de 76 anos de idade, outrora bastante progressista, e que não renegou seus amores da juventude (teologia da libertação ), apesar de uma nítida mudança espiritualizante, se não conservadora. Em comparação com Piacenza, porém, ele faz figura de um homem de esquerda. Sabe-se que ele defendia a tese da ordenação de homens casados como sacerdotes, o que obviamente não será o caso de Piacenza!
O Papa fez ainda uma outra nomeação significativa, mas de nível mais baixo do que o que se prognosticava para o interessado. Trata-se de D. Robert Sarah, 65 anos, ex-arcebispo de Conakry – para onde foi nomeado há 34 anos! – atual secretário da Congregação para a Evangelização dos Povos. É um posto de confiança, principalmente devido às limitações do prefeito dessa Congregação, o Cardeal Ivan Dias, que não deu ao Papa grande satisfação e que está com a saúde debilitada. D. Sarah era citado, ainda há poucos dias, como o provável sucessor de Hummes a fim de - nas palavras de um prelado romano - dar cor a esse dicastério austero e prestigioso, o do Clero. Mas o Papa não teria nele a mesma confiança que tem Piacenza, homem da velha escola romana.
Mais próximo dos círculos neoconservadores, Sarah é, com efeito, considerado ortodoxo, mas não propriamente favorável ao retrocesso, e sujeito a explosões. Ele torna-se, portanto, chefe de um dicastério, mas de um dicastério menor, pois trata-se do Conselho "Cor Unum", no lugar do alemão Paul Josef Cordes, 76, um velho amigo de Ratzinger.
Piacenza será, evidentemente, criado cardeal no próximo consistório com um número bastante significativo de prelados italianos: para a Cúria, Angelo Amato, Velasio de Paolis, Fortunato Baldelli, Paolo Sardi, Gianfranco Ravasi e Francesco Monterisi. Sem mencionar dois arcebispos da Península, Giuseppe Anfossi, arcebispo de Florença e Paolo Romeo, arcebispo de Palermo. Na verdade, de todo esse areópago, Ratzinger só aprecia realmente os dois futuros cardeais ... Amato e ... Piacenza. Os outros só receberão o barrete vermelho devido a suas funções e a suas carreiras passadas.
A nomeação de Piacenza porta o cunho pessoal do papa. Promoções diretamente verticais (de secretário a prefeito de uma mesma congregação), são raras e desaconselháveis. Salvo uma confiança excepcional num homem incontornável. Sobretudo quando o promovido nunca teve um cargo na pastoral direta de uma diocese. O homem incontornável que é, sem dúvida, Mauro Piacenza aos olhos do Papa. Em seu plano de restauração.
A volta da tiara
Bento XVI varre a decisão de seus predecessores, Paulo VI e João Paulo II
Coisa anunciada, coisa logo realizada. A tiara que representa as três coroas do poder pontifical vai fazer seu come back dentro em pouco. Talvez no Natal, para a bênção urbi et orbi.
Essa festa se acompanha em geral de um apaziguamento dos conflitos ideológicos. O que é uma ocasião maravilhosa para fazer engolir uma pílula desse tamanho.
Enquanto isso, de certo modo a tiara já voltou, já que acompanha as novas armas do papa, como se pôde ver pela primeira vez no domingo 9 de outubro.
Evidentemente, um sinal muito importante.
Piscada de olho de entendimento para os tradicionalistas. Ofensa à memória de Paulo VI e dos dois Joões Paulos que não quiseram saber desse símbolo teocrático de outras eras, que exprime uma visão muito pouco evangélica do poder na Igreja.

Fonte: Montfort

Tiara ou Mitra? A Mitra reaparece no Brasão Papal.

Eis a notícia via Rorate Caeli e Rinascimento Sacro sobre o Angelus de hoje (24-10-10):

Tiara out, miter in -- once more.


Rinascimento Sacro reports that for today's Angelus, the papal coat of arms with tiara from Ars Regia that had occasioned so much discussion since its first appearance on October 10, was replaced with the coat of arms with miter:



Noting that some of the vestments made for Pope Benedict XVI have the tiara and not the miter with his coat of arms, Rinascimento Sacro's report -- which has photos of some of these magnificent vestments -- states that these will likely be redone as well in order to remove the tiara.
Fonte: Rorate Caeli

La tiara. Ovvero: “Tu sei Padre, Guida e Vicario”.

Domenica 10 Ottobre scorso è stato esposto dalla finestra dell’Angelus un drappo nel quale lo Stemma di Benedetto XVI non appariva più nella foggia consueta. Si è temuto fosse cambiato lo stemma ufficiale del Papa ed ora, per evitare equivoci, si farà subito marcia indietro. Torna il vecchio drappo. Ma era proprio necessario?

Cos’è la Tiara papale. Ovvero “Patrem, Rectorem, in terra Vicarium Salvatoris”.
[...] Du Puy afferma che papa Simmaco (498-514) portava una corona sopra la sua mitria. Oggi si ritiene che la corona che sta alla base della tiara abbia inziato a comparire tra il IX e il XI secolo. Hefele che i Papi iniziarono la loro mitria episcopale con una corona di principe allorquando sovrani temporali al tempo di Carlo Magno e questa sembra una supposizione accettabile. Resta il fatto, comunque, che non si può trovare traccia di un simile uso nell’arte figurativa anteriormente al XIII secolo.
La seconda corona venne aggiunta alla tiara da Bonifacio VIII (1294-1303) in modo che una rappresentasse una il potere spirituale, l’altra il potere temporale. Non sappiamo, però, se fosse proprio questa l’intenzione di Bonifacio VIII.
La terza corona fu aggiunta sotto il pontificato di Benedetto XI (1303-1304) o di Clemente V (1305-1314). La tiara con le tre corone viene menzionata la prima volta in un inventario del tesoro papale che risale al 1315.
Sin da quando ha assunto tale forma, la tiara è apparsa sempre come segno dell’autorità papale. A partire dal XIII secolo circa era guarnita di due nastri, originariamente di colore nero, uscenti dalla parte posteriore, come quelli della mitria.
Il pomello e la piccola croce posti sulla punta della tiara non compaiono mai sulle tombe dei Papi del Medioevo. Sembra che questi ornamenti non siano apparsi prima del XV secolo. Si incontrano per la prima volta sulla preziosa tiara di Giulio II (1503-1513). Sfortunatamente ce n’è pervenuta solo l’immagine. I gioelli che l’adornavano furono consegnati per pagare le indennità di guerra imposte al Papa nel 1799 da Napoleone a nome della Repubblica.
Come afferma giustamente Galbreath (Papal Heraldry, pag. 17) la tiara non ha niente a che vedere con il culto liturgico. Il Cardinale San Roberto da Bellarmino e l’araldista Giulio Cesare de Beatiano erano della medesima opinione ai loro tempi anche se Du Puy li contraddice. Secondo questo studioso la tiara è simbolo di potere spirituale e in nessun modo denota potere temporale. La prova che adduce il Beatiano a sostegno della sua affermazione che la tiara significhi potere temporale non ha solide basi. Egli scrive fantasiosamente che le tre corone rappresentino le tre parti del mondo allora conosciuto: l’Europa, l’Asia, l’Africa. Perchè allora non vennero aggiunte altre due corone dopo la scoperta della’America e dell’Australia? Nonostante la debolezza della sua argomentazione egli bene si accorda con l’opinione dei suoi contemporanei.
E’ certo che quando presiede celebrazioni liturgiche il Papa porta la mitria e mai la tiara. Si può dunque concludere che la tiara non è un copricapo liturgico, ma piuttosto il segno del potere sovrano che esercita il Papa, nella sua doppia qualità di capo supremo della Chiesa e sovrano dello Stato Pontificio. Il bisogno di simboleggiare l’unità di questi due poteri influì certamente sull’evoluzione della tiara. E’ possibile pensare che l’importanza del potere temporale fu il motivo primo della creazione di una corona così maestosa, ma oggi il simbolismo specifico della tiara è quello della posizione suprema del Papa sulla Chiesa universale , e questo resterebbe intatto anche il potere temporale dovesse ancora una volta cessare del tutto.
Nel corso della cerimonia dell’incoronazione il Cardinale protodiacono poneva la tiara sul capo del Sommo Pontefice dicendo: “Accipe tribus coronis ornatam, et scias te esse Patrem Principum et Regum, Rectorem Orbis, in Terra Vicarium Salvatoris nostri Jesu Christi, Cui est honor et gloria in saecula saeculorum”.
La triplice corona pontificia potrebbe simboleggiare anche la supremazia del Papa sulle tre Chiese: militante, purgante e trionfante o anche il triplice ministero di sacerdote, di pastore, e di maestro della Fede. [...] Tratto da Mons. Bruno Bernard Heim, “L’araldica nella Chiesa Cattolica: origini, usi, legislazione”, Libreria Editrice Vaticana.
Sic transit gloria mundi. Ovvero tutto questo (per fortuna) è opinione.
Come tutti sanno il drappo esposto dalla Loggia di San Pietro e dalla finestra degli Appartamenti Pontifici riportano lo Stemma Papale in segno di rispetto e decoro dell’Autorità del Pontefice Regnante. Niente di liturgico, certo, ma semplici vestigia di quel cerimoniale di corte che, volente o nolente, la Santa Sede si porta dietro fin dal Rinascimento. Come Sovrano di uno Stato dunque, anche il Papa espone le sue “armi”.
Ora, ogni cristiano sa che l’unica vera “arma” di un Pontefice della Chiesa Cattolica è la Croce di Cristo. Ogni cristiano sa che ogni altro fastigio, corona, orpello, velluto, ammenicolo e apparato è solo un pour faire quelque chose su questa miserevole terra, davanti agli umani che son più tardi degli angeli nel comprendere le cose Sante di Dio, e che oro e bisso verranno un giorno depositati sulle tombe senza entrarvi, e lì si copriranno di polvere, com’è giusto che sia, finchè la consunzione del tempo li farà sparire.
La Chiesa cattolica è sempre stata consapevole di questo straordinaria contraddizione tra il fasto e la ruggine, tra la salute e la tigna. Nel rito dell’incoronazione, quando certi Imperatori s’arrischiavano addirittura a prendersi da soli la corona, il Cardinale Protodiacono introduceva il neoeletto Papa alla Sua Corona apostrofando l’entusiasmo in maniera incredibile: “Pater Sancte, sic transit gloria mundi“. Lo annunciava solennemente per tre volte, tre volte bruciando della stoppa. Ciò che sembra impudenza è solo il senso cattolico della realtà e delle cose.
Negli ultimi tre pontificati si è deciso di non svolgere il rito di Incoronazione, ponendo all’inizio un certo imbarazzo su cosa il neoeletto a questo punto dovesse fare. Ma poi da questi imbarazzi si esce, i cerimonieri s’ingegnano, ed ora il Papa “inizia solennemento il suo apostolato” ricevendo altri simboli, come il Pallio dalle croci rosse per esempio.
Per Benedetto XVI il pallio fu una sciarpa mar(t)iniana, di cui i posteri non faranno memoria, essendo stata accuratamente grattata via anche dal tondo papale di San Paolo. “Sic transit gloria mundi“, appunto, anche per gli ingegneri della cerimonia. Ma la cosa più curiosa è apparsa da subito la foggia della tiara rappresentata sopra lo stemma di Benedetto XVI: una tiara dalla forma mitriata, meno panettosa, sempre in argento, con le tre corone unite da un palo. Era evidente che chi l’aveva proposta era rimasto in mezzo ad un guado. Si era cercato di smarcarsi dalla tiara tradizionale, senza giungere ad una vera mitria episcopale: ne uscì un’ibrido su cui oggi torniamo a riflettere.
Questioni di stile. E di ruolo.
L’elezione del nuovo Pontefice aveva dato modo ad alcuni ambienti di portare avanti un’idea che girava già da molto tempo: se Paolo VI ha deposto la sua tiara, e se i suoi successori non l’hanno più utilizzata, era giunto il momento di sostituire definitivamente il copricapo papale anche nello stemma.
Non era certo un ragionamento araldicamente logico, dato che l’araldica è un sistema inerziale, e pertanto tende a conservare i segni di dignità anche quando sono desueti.
In effetti, questo atteggiamento ha già dei precedenti: vi sono Vescovi che si sono allegramente tolti l’ingombrante galero prelatizio dallo stemma. L’attuale Vescovo di Siena, Antonio Buoncristiani, si è portato avanti e da anni sfoggia sullo stemma la stessa mitria che si vorrebbe per il Papa. Nel suo caso il blasone fa un po’ anglicano smarrito in terra cattolica, ma è così elegante che sarebbe degno, un giorno, di un paio di chiavi incrociate dietro lo scudo.
Tuttavia, l’ostinata volontà di sostituire il simbolo papale ha da sempre una motivazione ideale abbastanza inafferrabile. Parte da: “Il Papa non più un sovrano temporale, ma il Pastore della Chiesa universale” e finisce quasi sempre nel voler fare di Pietro un “primus inter pares“. E poichè la religione cattolica vive di simboli e di prassi, ancor prima che di dottrine, si è cercato di far scivolare il concetto nel “trascurabile dettaglio” dell’araldica ecclesiastica, che fino ad allora era rimasta ferma nelle sue certezze (si contano solo rari abusi nell’uso della tiara da parte di Vescovi: conferma indiretta, comunque, dell’autorità sovrana che quel simbolo esprime).
Già ai tempi di Paolo VI, gli stemmi papali postconciliari spesso non riportano più il triregno ma una semplice mitria. Qualche esempio, assolutamente incoerente e pretestuoso, lo si vide anche sotto il pontificato di Giovanni Paolo I.
Anche Giovanni Paolo II, suo malgrado si ritrovò in giro stemmi che andavano da questo
a questo
risalente al 1994, quando l’allora Arciprete della Basilica di San Pietro, il Cardinal Virgilio Noè, volle onorare il Santo Padre sostituendo la tiara dello stemma wojtyliano con una comune mitria, e perpetuò il tributo nell’ intarsio marmoreo del pavimento.
Oggi, il passo fatto fare allo stemma di Benedetto XVI è decisamente meno coraggioso. E se vogliamo, il pensiero ispiratore appare pure più ingarbugliato, poichè il recente maquillage ha conservato giusto le tre “scandalose” corone di Padre dei Principi e dei Re, Rettore dell’orbe terracqueo e in terra Vicario del Salvatore nostro Gesù Cristo.
Marketing papale. Ovvero quando si ha un’idea da vendere.
Cimentarsi in un tale esperimento di creatività araldica è impresa assolutamente legittima, beninteso, dal momento che il Papa come sommo legislatore potrebbe decidere di mettersi in testa qualunque cosa, senza chiedere niente a nessuno.
Tuttavia, è innegabile che le continue modifiche degli stemmi papali negli ultimi quarant’anni, stiano rischiando di risultare una vera e propria strumentalizzazione del potere mediatico che lo stemma papale ha dimostrato di avere. In marketing si parlerebbe di branding, ovvero costruire un marchio attorno ad un’idea da vendere.
Qual’è l’idea da veicolare col nuovo rifacimento è più difficile da definire di quanto si pensi. E del resto è dignitoso che un Papa debba avere uno stemma oggi e uno stemma domani, alla mercè di qualunque idea si possa avere del papato? E’ possibile “gestire” un simbolo della cristianità universalmente riconosciuto senza intaccare la teologia che rappresenta?
Forse, con tutto il rispetto per chi decise effettivamente quel giorno, sarebbe meglio non si corresse a mettere e togliere di continuo, addosso alla Sacra Persona del Pontefice, i gagliardetti del proprio passaggio su questa terra.
Non vogliamo giudicare, e qui sia ben chiaro, quello che effettivamente nel 2005 potrebbe essere un atto illuminato del Santo Padre, come s’è affrettato a dichiarare alla stampa il Cardinal Cordero di Montezemolo. Ma l’araldista deputato aveva ancora in mano i bozzetti da sottoporre al Papa, Eminenza.
Certe scelte, tanto complesse e idealiste da non essere mai chiare e limpide, tradiscono se stesse. E’ chiaro che per buona parte del pontificato precedente c’è stato un continuo e costante intento nel trasformare l’immagine petrina di fronte all’opinione pubblica. E quando le novità si annunciano con tanto entusiasmo durante il lutto della Chiesa Cattolica, finiscono per sembrare l’atto finale di una lunga regia che cerca le sue inquadrature. Ed è stato nell’avvicendamento dei regni, prima dell’uscita dal palco, che i registi hanno forzato la scena per cogliere l’ultima occasione di consacrare pubblicamente la propria idea di Chiesa. “Sic transit gloria mundi”.
A noi piace pensare, disposti ad essere smentiti e ricondotti alla giusta opinione, che questo Papa sia troppo santo per pensare al suo stemma e al suo vestire; che il Suo colloquio, cuore a cuore con Dio, lo impegni troppo per preoccuparsi di essere presentabile al mondo. E’ un Papa che regge davvero l’orbe terracqueo sulle sue spalle, come una Croce immensa, e considerate le tribolazioni che gli procuriamo ogni giorno, non ha che la corona di spine di Gesù Cristo per vantarsi.
“Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”.(GV 21, 17-18)
Lo stile del Bernini per la piazza del Bernini.
Domenica 10 Ottobre è apparsa un’altra foggia dello stemma papale non per creare polemica o per dar modo di gridare alla restaurazione ai soliti timorosi. La tiara non ci pare stia per tornare a breve sulla testa del Pontefice, nè pare sia in corso il rifacimento dello stemmario ufficiale. Il drappo è stato solamente il dono devoto, grato e sincero di un marchigiano per il Santo Padre in occasione del quinto anniversario della Sua Elezione al Soglio Pontificio. Un dono necessario a rimediare al vecchio drappo che ancora portava coperte alla bell’e meglio le insegne precedenti. E Dio benedica chi ha avuto la nobile serenità di utilizzarlo perchè bello, ben confezionato ed atto al suo semplice scopo: esporre i segni dell’Autorità papale ai fedeli.
Si è pensato, come è stato suggerito, di presentare l’intero blasone papale secondo la foggia berniniana perchè, si converrà, nessun’altra foggia è più consona alla piazza del Bernini. La foggia rinascimentale d’altronde già compare su altri parati donati al Papa, e anche in quel caso scudo, copricapo e sostegni sono in stile. Pretendere che l’araldica papale s’adegui ad un solo stile sarebbe fuorviante. Essa trascende la pura espressione artistica e rimane declinabile secondo la convenienza.
Pare, tuttavia, che l’interesse creatosi attorno allo stemma papale rappresentato sul nuovo drappo abbia incontrato il disappunto di alcuni, e di disappunto in disappunto, ci si sarebbe mossi per risolvere la cosa. Così Domenica prossima, dalla finestra del Papa, molto probabilmente torneremo a rivedere esposto il drappo precedente. Quello con la toppa bianca.
Scelta legittima, se a casa propria ognuno mette fuori i panni che vuole. Ma ci si può chiedere preoccupati: tutta questa fedeltà alla linea non finirà per trascinare nuovamente il Santo Padre nel Sinedrio delle nostre opinioni, dividerci le vesti, e abbandonarlo, ancora una volta, davanti al chiacchiericcio del mondo?
La Croce. Ovvero il dettaglio che fa la differenza.
Ad un’attenta analisi, la questione dello stemma di Benedetto XVI, cioè cosa abbia o meno in capo, non dovrebbe nemmeno sussistere. Considerando quanto Mons. Heim dice a proposito della tiara, dovremmo infatti ammettere che, pur nella sua nuova, incomprensibile foggia, e a dispetto di quanto si è andato affermando a priori, lo stemma del Pontefice Regnante ha sempre avuto in capo una tiara.
Le tre corone di Patrem Principum et Regum, Rectorem Orbis, in Terra Vicarium Salvatoris sono bene evidenziate e il palo che enfaticamente le unisce, non fa altro che esaltare il significato della riunione dei tre poteri nell’unica Persona del Pontefice.
Il copricapo è di colore argento, e interpretandolo per l’unica cosa che potrebbe rappresentare secondo la storia araldica, è di metallo. E questo sarà l’unica interpretazione possibile finchè nell’uso dei prossimi anni non invalga veramente e di fatto una mitria di stoffa siffatta, mai vista prima, argentata, fasciata e impalata.
La forma, sedicente mitriata, a questo punto sarebbe solo una scelta stilistica allusiva, discutibile ma possibile, che tuttavia non pregiudica affatto la forma conica della tiara.
Ma alla fine sta il vero paradosso. Si voleva episcopalizzare lo stemma del Papa, in realtà le si è tolto il sommo onore.
Infatti, l’unica cosa che ci si è dimenticati di mettere, all’apice, sopra il tutto, è lo splendore della Croce di Cristo.
***
Questa è una mitria.
E chi la porta è un vescovo all’ultimo Sinodo.
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Benedictus benedicat Benedictum.
Fonte: Rinascimento Sacro

segunda-feira, 11 de outubro de 2010

A Tríplice Tiara está de volta ao Brasão Papal



Segue também a notícia dada pelo Rinascimento Sacro com suas devidas explicações.

New Depiction of Pope Benedict XVI's Arms Features Tiara


While there have been plenty of unofficial depictions of the pope's personal arms featuring the triregno since the start of the pontificate of Benedict XVI, nearly all official images have been depicted with the three-banded mitre devised by heraldist Cardinal Cordero Lanza di Montezemolo at Benedict's election. The only exceptions I can think of would be the regimental flag of the Swiss Guards which was based on a pre-existing pattern, and a elaborate planting design in the Vatican gardens which presumably would have been too onerous to rip out. I was recently pleased to discover that the new banner or hanging embellishing the window the Pope uses for his noonday Angelus shows the traditional papal emblem back above the Pope's personal arms, in a design produced by the studio Ars Regia. The design retains the heraldic "papal" pallium introduced in 2006. Whether or not one thinks the tiara should be restored to actual use, the restoration of its symbolic, heraldic use gives considerable continuity, consistency and clarity to present papal practice and is a welcome development. I can think of no other emblem so clearly linked with the papacy in the mind of the faithful than this, and it is good to see it back in use.



Nuovo stemma per il Papa (update)

Abbiamo visto tutti, dalle riprese TV dell’Angelus di oggi domenica 10 ottobre 2010 , come lo “stratum” di velluto della finestra papale del Palazzo Apostolico reca , da oggi, il nuovo artistico stemma del Papa ( la cui immagine è riprodotta) donato da un fedele in occasione del 5° anniversario dell’elezione di Benedetto XVI . Qui di seguito pubblichiamo il Comunicato Stampa dell’azienda Ars Regia che lo ha realizzato:


COMUNICATO STAMPA
Il nuovo stemma papale di Benedetto XVI


FERRARA, 10 Ottobre 2010 – Nel corso della recita dell’Angelus di oggi, domenica 10 Ottobre, si è potuto ammirare per la prima volta il nuovo stemma papale del Santo Padre Benedetto XVI, ornato della tiara secondo l’antico uso.

Questo stemma, interamente ricamato a mano, è stato realizzato dall’atelier ferrarese di paramenti sacri Ars Regia e ripropone lo scudo con gli emblemi del Pontefice e il Pallio ornato di croci rosse. La parte esterna dello scudo è invece ispirata allo stemma di papa Barberini che si può vedere sui pilastri del Baldacchino berniniano nella Basilica Vaticana.

La differenza rispetto al modello precedente – che alcuni attribuiscono al Cardinal Montezemolo – è che questo stemma reca nuovamente il triregno – la triplice corona del Sommo Pontefice – anziché la mitria, ripristinando l’antico uso, cui non aveva rinunciato nemmeno Giovanni Paolo II. L’innovazione della mitria a tre fasce, che aveva creato qualche perplessità negli esperti d’araldica, si affianca alla foggia tradizionale.

Pietro Siffi, titolare di Ars Regia, commenta: «Altri stemmi con la tiara erano stati da noi realizzati per alcuni paramenti indossati da Benedetto XVI sin dall’Avvento del 2007. Anche il parato pontificale che fu usato per l’inaugurazione dell’Anno Paolino ha tutte le vesti liturgiche con lo stemma papale ornato di tiara».

A quanti attribuiscono a questo nuovo stemma una valenza ideologica, Pietro Siffi replica: «Gli stemmi degli Abati, dei Protonotari, dei Vescovi, degli Arcivescovi e dei Cardinali che si vedono sui portali delle Cattedrali e delle Curie di tutto il mondo recano il galèro, un antico copricapo con fiocchi che ora è caduto in disuso; ma nessuno ha mai tolto il galèro dallo stemma dei Prelati, così come nessuno ha tolto l’elmo o la corona dallo stemma dei nobili e dei sovrani. Anche il Papa non usa la tiara, ma essa rimane nel suo stemma». ©© 2010 arsregia



Fonte:
Rinascimento Sacro

O Retorno do Papa Rei. Por que Ratzinger mudou o seu brasão.

Il Foglio – Paolo Rodari, Roma – Se a heráldica é a exata representação visível e codificada de uma realidade, o retorno da tiara pontifícia no brasão de Bento XVI tem um valor simbólico que não pode ser subestimado. Com as suas três coroas, a tiara fala do tríplice poder do Papa: pai dos reis, regente do mundo, vigário de Cristo. Fala do sucessor de Pedro que, na estrutura hierárquica que é a Igreja, é o chefe supremo. O seu primado não está em discussão, as rédeas do governo são , em comunhão com os bispos, suas. No último domingo, durante a recitação do Angelus na Praça de São Pedro, pela primeira vez o novo brasão papal foi apresentado ao público. Para muitos tratou-se de um sinal vigoroso depois que, em abril de 2005, o Papa – que nos prognósticos pré-conclave era visto por todos como “o homem da restauração”, após os anos do vento reformador pós-conciliar – havia exposto o foco de seu programa “político” num brasão de simbologia contraditória: a tiara vinha substituída por uma mitra, considerada pelos especialistas mais carregada de espiritualidade e de um senso de colegialidade e fraternidade com o episcopado. Em 2005, o docente e estudioso da Igreja Giorni Rumi disse: “A tiara era dos tempos das cruzadas. E agora desapareceu, como se marcasse uma maior proximidade dos bispos: estamos de fato no primeiro Papa do novo milênio, existem sinais indicativos de um projeto ou de uma esperança”. Antes mesmo, pois era do tempo de Paulo VI, o Papa que aboliu o uso da sedia gestatória, a tiara não vinha mais endossada por um Papa. Mas permanece o fato de que ninguém, nem mesmo o próprio Montini, ousou retirá-la do próprio brasão. O primeiro foi precisamente o Papa Ratzinger.

Por que Bento XVI o fez? A resposta pode ser dupla. Para alguns, foi a última cartada do cerimoniário pontifício ligado à escola da reforma litúrgica pós-conciliar de Annibale Bugnini; [...] foi ele, dizem, o inspirador “post mortem” de Monsenhor Piero Marini, grande cerimoniário papal no pontificado wojtyliano, em todas as suas inovações litúrgicas: a última, cronologicamente, o brasão sem tiara. Um brasão, dizem os promotores desta versão, que Bento XVI teve de suportar sem poder reagir.

Um brasão desenhado, sob indicação do ofício cerimonial, pelo Cardeal Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, especialista em heráldica.

Para outros, pelo contrário, tudo é mais simples: a retirada da tiara do brasão foi uma ordem precisa de Ratzinger, que desejava dizer basta aos adereços e aos sinais renascentistas. O sinal de que para ele chegara o tempo de um pontificado “franciscano”, que no brasão recordasse que o Papa é “unus inter pares”: o sonho ainda em vigor de uma colegialidade democrática. Quem é Bento XVI? Em 2005, muitos o descreveram a partir de seu brasão: um Papa bávaro e, como tal, decidido a guardar o patrimônio de identidade se esvaziando das tentações temporalistas. Mas hoje a antiga coroa retornou ao brasão. E diz muito de Bento XVI e de seu pontificado.

Nosso agradecimento a um gentil amigo pela tradução

Fonte: Fratres in Unum

Obs.: O Papa Montini não aboliu a Sédia Gestatória, ele a usou, e até João Paulo I fez uso da mesma.

quarta-feira, 14 de julho de 2010

Tiara Above the Head of Joseph Cardinal Ratzinger (1982-2005)

When you enter the palace of the former flat of Cardinal Ratzinger near the Vatican this is what you see above your head inside the main entrance.

Thousands of times and year after year he crossed under this tiara from January 1982 when he became Prefect of the Sacred Congregation for the Doctrine of the Faith until 2005 when he was elected Supreme Shepherd of the Universal Church.

terça-feira, 17 de novembro de 2009

Movimento dos Sem Tiara - MST

Lendo alguns obituários do Patriarca Ortodoxo da Sérvia, chamou-me a atenção um elogio bastante recorrente: “humildade e modéstia”. Vocês notaram, entretanto, na foto do finado patriarca publicada neste blog, uma belíssima coroa. Aliás, todos os patriarcas ortodoxos têm a sua.

O Cardeal Siri, já no seu tempo, denunciava a hipocrisia dos que se opunham aos ricos ornamentos litúrgicos em nome de uma imagem pública de pobreza, simplicidade e humildade. Em 1965, alguns bispos brasileiros, agora defuntos de fato, firmaram o famoso “pacto das catacumbas” contra o triunfalismo clerical – logo eles, os que mais triunfaram no mundo do pós-concílio.

Mas numa época em que o ecumenismo faz um movimento ad orientem – perguntar não ofende – não seria hora de reconsiderar o uso da tiara papal?

Que ninguém me acuse de saudosismo – não tenho idade para isto. Sou mesmo é ecumênico, e por razões ecumênicas lamento que o Bispo de Roma, o primus inter dispares, seja o único patriarca da cristandade sem coroa. (Confira abaixo a exposição de coroas de nossos cismados irmãos ortodoxos)

Até pensei em consultar o Pontifício Conselho para a Promoção da Unidade dos Cristãos, mas não quis sobrecarregar o staff do Cardeal Kasper com dubium desnecessário e inconveniente; já estão muito ocupados no empacotamento da mudança do eminente presidente.

Bento XVI jamais fará uso da tiara, fiquem tranquilos os espíritos mais sensíveis. Ele não quis ser coroado no início de seu pontificado e excluiu a tiara de seu brasão. Aliás, minha questão nem é a tiara!










Patriarca de Constantinopla














Patriarca de Alexandria





















Patriarca de Antioquia















Patriarca de Jerusalém






















Patriarca da Rússia




















finado Patriarca da Sérvia



















Patriarca da Romênia





















Patriarca da Bulgária



















Patriarca de Geórgia





















Patriarca Copta de Alexandria




















Patriarca da Etiópia




fonte: Oblatus
vejam postagem sobre heráldica

terça-feira, 18 de agosto de 2009

A Tiara Papal


A tiara (reino triplo ou triregnum) é o mais célebre dentre os adornos externos eclesiásticos, símbolo principal do papado. Chapéu extra-litúrgico em uso (pela última vez no pontificado de Paulo VI), apenas nas grandes solenidades e um tempo nas procissões, representa a dignidade do Sumo Pontífice na sua vestimenta dupla de chefe supremo da Igreja e de soberano do Estado pontifício, enquanto as chaves simbolizam a jurisdição. Por tal motivo, na morte de um Papa se representava o instrumento da Igreja apenas com a tiara, sem as chaves. Há uma origem comum da mitra, semelhante ao chapéu frigio, usado na corte persa, transformada depois no célebre objeto do imperador de Bizancio. Parece ser usada desde o tempo do papa Constantino (708-715) como sinal de poder temporal. Os primeiros assumiam a forma de um cone alto e acuminado, confeccionado com tecido branco e com uma faixa dourada que circulava a bainha inferior. Este chapéu não se deve confundir com camelauco que se transformou depois em mitra litúrgica. Chegando ao século X, a faixa dourada da tiara vira uma coroa, que no século XIII sustentou uns denticulados na ponta, chamada “regnun”.

Com Bonifácio VIII (1294-1303) a tiara mudou sua forma e veio acrescida de uma segunda coroa, quando com a “Unan sanctam” o Sumo Pontífice declarou a sua soberania sobre o mundo; o mesmo Papa, depois, parece ter sido o primeiro a timbrar o próprio escudo de famílias nobres com a tiara, enquanto pelos outros autores a tiara começa a timbrar o escudo papal apenas com João XXII (1316-1334).

A coroa dupla assume, assim, o mesmo significado da autoridade pontifícia e imperial em analogia à coroa dupla do imperador que carregava sobre a mitra clerical o “diadema imperial”. Inocêncio III (1198-1216) indica, por outro lado, a mitra “pró-sacerdotal”, enquanto a tiara “pró-reino”.

A terceira coroa vem acrescida, segundo alguns autores, durante o pontificado de Bento XI (1303- 1304), para outros no de Clemente V (1305-1314), ou ainda, para outros tantos, em 1334, com Bento XII, para demonstrar que o papa representava as três Igrejas triunfante, militante e purificadora, ou mesmo o domínio sobre as regiões do Céu, da terra e do Inferno, ou ainda a tríplice soberania do chefe da Igreja, consistente na soberania espiritual sobre as almas; regalias temporárias sobre Estados romanos; soberania eminente sobre todos os soberanos da terra e a quem se denomina “triregnun”.



Papa Pio XI abençoando com a tiara.

As duas ínfulas foram acrescentadas no século XIII, sendo que apenas no início do século XVI foram acrescentados o globo a cruzeta, como se pode ver na tiara de Júlio II. A primeira tiara de metal, surgida no período gótico, causou vicissitudes, em razão do poder temporal que ela representava. Levada para Avinhão, foi reconduzida a Roma, por Gregório XI e, novamente, transferida a Avinhão, por Clemente VII. Passou depois à Espanha, com o antipapa Bento XIII, antes de ser retomada por Martinho V, em 1429, desaparecendo em 1485, quando foi roubada (E. Müntz, La Tiare pontificale du VIIIe au XVIe s. - Mém. de l'Acad. des Inscriptions, 1897).

Durante a época da Revolução e da guerras da Itália, os soldados franceses pilharam muitas tiaras, das quais se perderam os rastros. Restaram entretanto as mais belas: a de Júlio II e de Paulo III.

As tiaras mais antigas foram destruídas, particularmente, a de Júlio II desenhada por Ambrósio Foppa ao custo de duzentos mil ducados, um terço das arrecadações anuais dos Estados Pontifícios, na época em que um pároco recebia vinte e cinco ducados ao ano; e a de São Silvestre Algumas tiaras antigas foram desmanchadas pelos papas outras saqueadas por invasores militares. O Papa Clemente VII mandou fundir todas as tiaras e jóias do papado, em 1527, para reunir os quatrocentos mil ducados pedidos em resgate pelo exército invasor do Imperador Carlos V. O saque realizado pelo exército de Louis Alexandre Berthier, em 1798, subtraiu inúmeras tiaras ao patrimônio dos papas. Demonstrando que a importância da tiara emas pelo que ela representa do que pelo seu valor material, quando Roma estava nas mãos dos franceses, o Papa Pio VII exilado em Veneza, foi coroado a 21 de março de 1800, com uma tiara de papel maché, feita pelas damas da cidade. Em decorrência do Tratado de Tolentino, o Papa Pio VI as entrega em pagamento, conservando apenas a de “papel maché”. Muitas tiaras foram oferecidas aos papas por líderes mundiais e Chefes de Estado, com a rainha Isabel II de Espanha, o kaiser Guilherme II da Alemanha, e o Imperador Francisco José I da Áustria.

Após a concordata, Napoleão oferece uma tiara suntuosa a Pio VII, a chamada “Tiara Napoleônica”, feita com peças das tiaras papais anteriormente pilhadas.

A última tiara usada numa coroação foi a de PauloVI, que era muito mais cônica que as anteriores, sem jóias e gemas preciosas, e que, seguindo a tradição, foi ofertada ao pontífice eleito pelos fiéis da sua cidade de origem, no caso Milão.

Vinte e duas tiaras papais chegaram aos dias atuais e maioria dela s estão em exposição no Vaticano. As mais apreciadas são: a chamada “Tiara Belga” de 1871, a de 1877 e a de 1903.

Numerosos estudiosos, durante séculos, se satisfizeram interpretando a razão das três coroas postas na tiara. Listemos, em seguida, diversas interpretações. Para alguns, as três coroas da tiara figuram como analogia às três coroas do Imperador: alemã de Aquisgrana, lombarda de Milão – Monza, romana de Roma. Para outros o papa porta as três coroas como o prefeito da Itália, Ilíria e África. Outros asseguram que simboliza o Patriarca, Pretor e Prefeito, ou para representar as três línguas hebraica, grega e latina; ou ainda, para simbolizar a superioridade do Papa sobre todos os soberanos, ou porque se chamando “Servo dos Servos” a quem se deve maior honra.



Tiara do Papa Leão XIII.

Diz-se que a tiara representa o Sacerdote Máximo, o Rei e o Legislador Universal, a autoridade pontifícia sobre três partes antigas do mundo, a Ásia, a Europa e a África, colonizada pelos descendentes dos filhos de Noé, Sem Jafet e Cam ou ainda que a coroa posta no cume da tiara representaria a soberania pontifícia de seus arcebispos, que tinham direito a uma mitra com dois arcos, e seus bispos, cuja mitra portava apenas um.

A cerimonial de coroação papal, trato do “Pontificado romano” de 1596, previa, por outro lado, que o cardeal primeiro diácono, na imposição da tiara sobre a cabeça do Sumo Pontífice, lhe recordasse que a recebia porque o Pai dos Príncipes e dos Reis, Reitores do mundo, Vigário do Salvador Nosso Jesus Cristo na terra. Para outros a tríplice coroa simbolizaria o tríplice ministério papal de sacerdote, de pastores e de mestre da Fé.

Uma outra interpretação afirma que as três coroas da tiara corresponderiam aos três principais atributos da Santíssima Trindade, ou seja, a Potência do Pai, a Sabedoria do Filho e o Amor do Espírito Santo, enquanto outros viam de longe os símbolos das três virtudes teológicas, que devem coexistir em grau heróico próximo ao do Santo Padre, que vive normalmente em um estado de santidade: a Fé, a Esperança e a Caridade.

Para outros, ainda, o “triplo reino” recordaria as três coroas doadas ao Pontífice de Costantino, Clodovio e Carlos Magno ou, ainda, o símbolo da tríplice autoridade doutrinária, sacramental e pastoral; para outros, finalmente, o símbolo da potência da Igreja que, como aquela de Cristo seu fundador, se estende além da vida e conseqüentemente sobre as coisas terrenas, infernais e celestiais.

Para completar essa exposição observamos, além disso, que na antiga configuração da Santíssima Trindade apenas Deus Pai vem representado com uma tiara, mas com cinco coroas.

-----Os autores dão vários significados para as três coroas. Sendo que todos se referem a um triplo poder.

O significado das três coroas evoluiu no decorrer da história. Tradicionalmente, o triplo poder (militar, civil e religioso) era igualmente exprimido por três títulos:

------ Pai de reis
------ Regente do Mundo
------ Vigário de Cristo

A maioria dos autores assim explicam:

------ A primeira coroa é símbolo do poder da Ordem Sagrada, pelo que o Papa é Vigário de Cristo sucessor de São Pedro , nomeando os bispos e sendo, por excelência, o grande Pai da Cristandade.
------ A segunda coroa representa o poder da Jurisdição, em virtude do poder das chaves, ou seja, o de ligar e desligar na terra e no céu.
------ A terceira coroa representa o poder do Magistério, em virtude da infalibilidade papal.

Outros autores dizem que as três coroas expressam as três fases da Igreja: militante (na terra), padecente (no purgatório) e triunfante (no céu).

Outra explicação fala das três funções do papa:

------ Sacerdote: (bispo de Roma)
------ Rei: Chefe de Estado soberano
------ Mestre : árbitro e detentor do magistério supremo, dotado de infalibilidade.

Ainda temos que o Papa é para os cristãos:

------ Sacerdote soberano
------ Grande juiz
------ Legislador

E por fim, outros dividem as coroas pelos poderes:

------ Temporal: Chefe de Estado soberano
------ Espiritual: Chefe da Igreja
------ Moral: superioridade em relação aos outros poderes do mundo
-----

O Papa, cujo nome, segundo Beatiano (L'Araldo veneto overo universale armerista, Venezia MDCLXXX), seria a abreviação de “Pater Patrum”, recebia a tiara das mãos do cardeal primeiro diácono, como antigamente, fora da Basílica Vaticana, no dia da sua solene coroação, depois de celebrada a Missa solene, diante do povo. Portava-a depois na solene cavalgada com a qual se mantinha a Heráldica Lateranense, tempo no qual estabeleceu ordinária demora no Palácio Vaticano.



Papa Pio XII na sede gestatória com a tiara.

Seu uso sempre foi extra-litúrgico, sendo utilizada na cerimônia de coroação papal e quando o Sumo Pontífice se dirigia e retornava das funções solenes, como por exemplo nas procissões. Era também colocada sobre o lado direito do altar (lado das leituras), nas missas solenes.

Quando usada nas procissões solenes, e quando o Papa era transportado na sede gestatória. Além disso, a tiara era usada nos atos jurídicos solenes, como por exemplo as falas ex cathedra , no uso da infalibilidade papal; e também na tradicional bênção Urbi et Orbi, no Natal e na Páscoa, cerimônias que prescreviam o seu uso.

Desde Clemente V até Paulo VI todos os papas foram corados com a tiara e a usaram como símbolo da sua autoridade, em ocasiões cerimoniais. Os papas não eram limitados a usar somente a sua tiara, sendo que poderiam livremente, usar outras antigas, de seus predecessores, desde que lhes adaptassem o tamanho.

O Papa Paulo VI, doou a sua tiara, que recebera dos fiéis de Milão, para socorro dos pobres da África. Esta tiara foi então adquirida pelos católicos dos Estados Unidos, através do cardeal Francis Joseph Spellman, arcebispo de Nova York, sendo o dinheiro arrecadado destinado às missões africanas. Esta tiara do Paulo VI, desde de 6 de fevereiro de 1968, está exposta na sala dos ”ex votos”, na Basílica da Imaculada Conceição, em Washington, juntamente com uma estola de João XXIII. É a eleição pelo Conclave e a aceitação do eleito que confere, ipso facto, a plena jurisdição do papa. A coroação ou a entronização com o juramento de fidelidade, apenas, marcam o início do ministério petrino, tendo valor apenas simbólico e não jurídico. Os Papa João Paulo I não quis ser coroado com a tiara, iniciando seu pontificado com a cerimônia de entronização e juramento de fidelidade. O Papa João Paulo II fez o mesmo. Alguns veículos de comunicação relataram que este papa teria recebido uma tiara dos católicos húngaros, mas que nunca a usou. Mas a cerimônia de coroação não foi oficialmente abolida, ficando a cargo do eleito escolher como quer iniciar seu pontificado. Contudo, desde então, os papas eleitos têm optado por uma cerimônia de "início do pontificado", com a respectiva entronização e o juramento de fidelidade.

No dia 29 de junho, a tiara continua a ser usada na imagem de bronze de São Pedro, na Basílica Vaticana.



Tiara do Papa Pio IX.

O primeiro papa a ser solenemente coroado, depois de sua eleição, foi Nicolau II, em 1059. As primeiras coroações ocorreram na Arquibasílica de São João Latrão. Porém, tradicionalmente, as coroações passaram a ser na Basílica de São Pedro, sendo que algumas ocorreram em Avinhão. Em 1800. Pio VII foi coroado na igreja do mosteiro beneditino de São Jorge, em Veneza. Desde 1823, todas as coroações ocorreram em Roma, sendo que até a metade do século XIX, voltaram a ser realizadas na Arquibasílica de São João Latrão e depois, novamente, em São Pedro. Os papas Leão XIII e Bento XV foram coroados na Capela Sistina. Pio XI foi coroado na frente do altar-mor da basílica vaticana.

Já, os papas Pio IX, Pio XII, João XXIII e Paulo VI foram todos coroados no balcão principal da basílica, para que a multidão da Praça de São Pedro pudesse visualizar a cerimônia. A primeira coroação a ser filmada e transmitida por rádio foi a de Pio X II, que durou seis horas e contou com a presença de diversos reis, príncipes, chefes de Estado.

A primeira parte da cerimônia, provavelmente, vem da época em que os papas eram combatentes ativos da ordem temporal. A cerimônia de coroação papal, tradicionalmente era celebrada, na Basílica de São Pedro, ou nas suas vizinhanças, era muito semelhante às cerimônias medievais de Constantinopla.

O papa era levado, processionalmente, ao local da coroação, paramentado de com estola e rica e ampla capa pluvial, com mitra preciosa na cabeça, sentado na sede gestatória, sob o pálio, seguido por dois ministros que lhe abanavam com os flabelos.Paulo VI foi coroado, estando paramentado como que para a celebração da missa,com a estola, dalmática, casula, fano e o pálio.

De acordo com o Pontifical Romano, o Cardeal Proto-Diácono, retira a mitra do papa e, ao colocar a tiara na sua cabeça, diz: “Accipe tiaram tribus coronis ornatam et scias te esse Patrem Principum et Regum, Pastorem Orbis in terra, Vicarium Salvatoris nostri Iesu Christi, cui est honor in saecula saeculorum, Amen” (Recebei a tiara, ornada de três coroas e sabei que sois Pai de Príncipes e Reis, pastor de toda a terra e Vigário de Jesus Cristo, nosso Salvador, a quem é dada toda honra por todos os séculos dos séculos. Amém).

A seguir, um monge se apresenta por três vezes diante do novo Sumo Pontífice para queimar, a seus pés, uma mecha de estopa e lhe falar: “Sancte Pater, sic transit gloria mundi” (Santo Padre, assim passa a glória do mundo). As primeiras menções a este ritual remontam ao século XIII, nos escritos do dominicano Estevão de Bourbon (Étienne de Bourbon). O padre e cronista Adão de Usk fala também desta cerimônia em seu Chronicon, quando da coroação do Papa Inocêncio VII. O rito da queima da estopa é de inspiração bizantina, numa lembrança que ao Imperador também chega a morte. Na coroação papal lembra ao Soberano Pontífice que ele é um homem e deve-se guardar de todo orgulho e vaidade. Isto também é um resquício da antiga prática romana quando da parada triumfal, um escravo ficavam lado à lado com um general, lhe murmurando “Hominem te esse” ( Tu também és mortal).

Como já dito, a coroação ou a entronização com o juramento de fidelidade, apenas, marcam o início do ministério petrino, tendo valor apenas simbólico e não jurídico. Também há outras cerimônias como a tomada de posse do Palácio e da Arquibasílica de São João Latrão e a proclamação das indulgências. Contudo, há de observar que não houve uma abolição oficial da cerimônia de coroação.



Papa Paulo VI carregando sua tiara para o altar de São Pedro no encerramento do Concílio Vaticano II.

Apesar de ter doado a sua tiara, o Papa Paulo VI, na Constituição Apostólica Romano Pontifici Eligendo, de 1975, manteve o rito da coroação, conforme o texto: “Enfim, o Pontífice será coroado pelo Cardeal proto-Diácono e, dentro de um tempo conveniente, tomará posse da patriarcal Arquibasílica Lateranenese, segundo o rito prescrito.Romano Pontifici Eligendo (1975), 92.

Pela legislação atual, promulgada pelo Papa João Paulo II, na sua Constituição Apostólica Universi Dominici Gregis, de 1996, que reveviu as regras para a eleição do papa, apenas é citada a cerimônia de inauguração do ministério petrino: "O Pontífice, depois da solene cerimônia de inauguração do Pontificado e dentro de um tempo conveniente, tomará posse da patriarcal Arquibasílica Lateranenese, segundo o rito prescrito.Universi Dominici Gregis (1996), No. 92. Portanto, a terminologia é descritiva, não estabelecendo nenhuma regra quanto à forma da Cerimônia.Todavia, um pontífice eleito tem plenos e máximos poderes, não sendo vinculado a nenhum cerimonial feito pos seus predecessores, sendo livre para escolher como será a cerimônia de início de seu pontificado, coroação ou entronização com juramento de fidelidade.

Desconsiderando a tiara de papel maché, a tiara mais leve foi a de João XXIII, de 1959, que pesava 900g., assim como a de Pio XI, de 1922. Já a tiara cônica de Paulo VI pesava 4,5 kg. A mais pesada de todas as tiaras é a que foi doada por Napoleão, em 1804, para festejar seu casamento com Josefina e a sua coroação como Imperador da França. Esta tiara pesa 8,2 Kg., mas nunca mais foi usada, por ter sido feita muito estreita. Alguns historiadores afirmam que foi propositadamente feita assim, para que servisse apenas a Pio VII. Para se ter uma idéia do peso, a coroa de Santo Eduardo, que é a coroa usada pelos monarcas ingleses pesa apenas 2,155 kg.



Papa Beato João XXIII com a tiara.

A rainha Isabel II do Reino Unido, depois de ser coroada, disse que a coroa era um pouco pesada ("does get rather heavy"). Também o rei Jorge V comentou depois do "Delhi Durbar", em 1911, quanto mal a coroa imperial da Índia flhe fizera, porque era muito pesada ("hurt my head as it is rather heavy"). Todavia, estas duas coroa são mais leves que a maior parte das tiaras papais e pesam menos que um terço da tiara de 1804, de Pio VII, Cf. Gyles Brandreth, Philip & Elizabeth (Century, 2004) p.311. e "The Crown Jewels" publicado pela Torre de Londres.

A heráldica define a tiara como a mais nobre, a mais destacada e a primeira dentre todas as coroas. Sempre foi usada como timbre dos brasões papais, segundo alguns, desde Lúcio II . De 1144 a 1294 estaria representada com uma única coroa, a partir de 1301, com duas e, a partir de 1342, com três.

Tanto João Paulo I como João Paulo II mantiveram a tiara como timbre de seus brasões. O Papa Bento XVI, por influência do heraldista Monsenhor Andrea Cordero Lanza de Montezemolo (depois criado cardeal), modificou seu brasão, substituindo a tiara por uma mitra de prata com três traços dourados (numa referência às três coroas da tiara). Esta atitude de Montezemolo gerou crítica em todas as instituições heráldicas do mundo, que dentre as muitas argumentações, a principal evocada é a de que a Heráldica tem leis seculares e fixas. A Sociedade Heráldica Americana chegou a sugerir que Montezemolo utilizasse pelo menos o camelauco no brasão papal. Por outro lado, a inclusão inovada do pálio omofório, no brasão, foi elogiada por muitos especialistas. Ademais às críticas, vale ressaltar que o Sumo Pontífice é quem detém o direito de facto e jure para alterar, como o quis, suas armas heráldicas.

O único lugar onde o Brasão de Bento XVI porta a tiara é nos jardins do Vaticano. A tiara ainda está presente no brasão, na bandeira e no selo da Santa Sé e no brasão da Cidade do Vaticano.

Somente um outro prelado católico pode usar a tiara pontifícia no seu brasão de armas, o Patriarca de Lisboa, título criado em 1716 e atribuído ao arcebispo de Lisboa desde 1740. Para os heraldistas nunca houve confusão entres os brasões, posto que nos brasões papais e da Santa Sé estão sempre presentes as chaves decussadas, de São Pedro. O actual Patriarca de Lisboa, D. José da Cruz Policarpo, optou por não usar a tiara no seu brasão, usando em vez disso o chapéu cardinalício (gallero) com as 30 borlas verdes de cada lado. Nas armas do Patriarcado, porém, a tiara continua a figurar.

Também as universidades e instituições pontifícias usam, em seus brasões, a tiara como timbre. Algumas basílicas também usam a tiara como timbre de sés brasões, enquanto outras usam a Basílica ou Ombrellino (guarda-sol vermelho e amarelo).

fonte: Ecclesia Heráldica